Terre immerse

Cosa c’è sommerso nell’invaso di una diga, cosa non c’è sotto l’invaso di una diga

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I Laghi artificiali di Cancano svuotati. Del resto, siamo in bassa stagione — Foto: Gabriele Ferraresi

Circa un secolo fa era abbastanza ben accolta l’idea che l’Italia potesse essere del tutto indipendente dal punto di vista energetico. Indipendente dal carbone, dal petrolio, neanche a pensarci ancora dal nucleare, era fantascienza, di atomi si sarebbe parlato dopo una Seconda Guerra Mondiale. Quando figuriamoci, la Prima doveva ancora svolgersi.

Il “carbone bianco” dell’Italia in quegli anni di un secolo fa era l’energia idroelettrica: che per molti decenni, diciamo da prima del 1910 fino al secondo dopoguerra, fu in molti casi vista dalla politica e dall’industria come centrale, risolutiva, per alimentare la fame di energia di un paese ancora tutto sommato preindustriale. E per crearvi un indotto virtuoso, che partiva dalle università, e finiva con le maestranze di livello più umile.

Per sfruttare l’energia idroelettrica era ovvio: occorreva costruire delle dighe. Scriveva, qualche anno fa, Valerio Castronovo, sul Sole24Ore che “Per Francesco Saverio Nitti, ministro nel 1911 di Agricoltura, industria e commercio, il “carbone bianco” avrebbe infine emancipato l’Italia da «uno stato secolare d’inferiorità economica». Di fatto i capitali delle società elettriche aumentarono entro il 1914 di cinque volte e la produzione di 40 volte. Si aprì così una sorta di età dell’oro per le grandi compagnie elettriche, imparentate alle principali banche e favorite dalla legge del 1884 estremamente liberale in materia di utilizzazione delle acque, per la modesta entità dei canoni riguardanti le opere di derivazione e d’impianto volte a produrre energia elettrica.

Fu il via libera a costruire tutto. Progetti disumani, enormi, che impiegavano anni per essere pensati e decenni per essere portati a termine — pensate oltre che all’ingegneria di quegli anni, a come potevano costruire dighe in quegli anni: ai mezzi, alla manodopera — e in molti casi si bloccarono con la guerra, la Seconda però. Per mancanza di braccia e di soldi per essere portati a termine. Quelle dighe però poi, piano piano le finivano: e hanno in alcuni casi sommerso paesi, come nel caso del Lago di Vagli, in Toscana vicino Lucca, in altri casi si sono legate a tragedie scolpite nella memoria collettiva di un Paese, come il Vajont.

In altri ancora, la maggior parte, se ne stanno lì le dighe, tranquille, ferme, immobili. L’innamoramento dell’Italia per le dighe copre un periodo curioso, che va dall’era pre-fascista, al ventennio fascista, fino ai primi anni cinquanta. Poi finisce tutto.

E le dighe stanno lì, nel 2016, vecchie, enormi, milioni di litri di cemento che arginano decine di milioni di litri d’acqua, coscienti che non verrà mai più costruito niente di simile a loro in tutta Italia, che sono orfane, forse figlie uniche — chi darebbe una concessione del genere in Italia oggi? “Non te la fanno mica fare” mi diceva stamattina un signore gentilissimo al rifugio — mattane di altre ere energetiche che sono destinate a invecchiare come piramidi di montagna, anticaglie che stanno lentamente, lentissimamente, effettuando il passaggio da opera d’ingegno dell’uomo, a panorama. È una cosa che capiranno non i miei figli, ma i miei nipoti quest’ultima.

Una delle mie dighe preferite, è quella dei Laghi di Cancano — il Lago di San Giacomo e il Lago di Cancano — dalle parti di Bormio, neanche a mezz’ora dal centro della località più importante dell’Alta Valtellina. I Laghi di Cancano ovviamente sono artificiali. È più corretto chiamarli bacini idrici, ma se ci passate, se avete voglia di superare le Torri di Fraele e scendere poi dai 2000 metri un poco, vi sembreranno laghi veri. Finché non vedrete gli sbarramenti. Quei laghi hanno, e quelle dighe anche, molte storie da raccontare. Per prima cosa, cosa vedete in queste immagini?

Vedete l’invaso svuotato. Quella linea che scorre drittissima, disegnata, è il livello delle acque quando il bacino è pieno. Adesso, per il turismo della montagna come per i Laghi di Cancano, siamo in bassissima stagione. E anche le acque dei Laghi in bassa stagione si ritirano.

Per i rarissimi flâneur dell’idroelettrico, è ovviamente un bene, così possiamo vedere tutti i mondi sommersi che riemergono ogni anno, quando le acque si ritirano. C’è un pezzetto di chiesa — che fu ricostruita qualche decina di metri sopra l’invaso — ci sono gli edifici in cui vivevano gli operai, si dice circa duemila persone, che costruirono la diga all’epoca, si vede un tunnel, che portava e porta chissà dove. E si vede anche l’altra diga, la diga sommersa.

La prima diga, costruita nel 1933 — anno in cui: brucia il Reichstag di Berlino, nascono le Lacoste, viene fondata la Einaudi — a un certo punto ci si accorse che non bastava. E allora cosa facciamo?

Facciamo un’altra diga.
Che belle le dighe.

Written by

Lavoratore intellettuale salariato.

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