Santa Maria Segreta

Maria De Filippi, Pavia, la provincia e tutto il resto*

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Una delle foto scattate ai tempi per illustrare questa storia: grazie a Giorgia per l’aiuto e a Rasterbator.

*un annetto fa mi fu commissionato da un mensile questo pezzo su Maria De Filippi. Non fu mai pubblicato, anche perché non ci sono notizie qui sotto, è giusto un giro in provincia, in una provincia come tante: ma un po’ diversa.

Una volta è l’attico di Piersilvio, l’altra è la coca dellAvvocato e l’altra ancora è Maria De Filippi lesbica. Leggende urbane al livello di Paul McCartney morto & sostituito, ma allo stesso tempo chimere da giornalismo scavafango che farebbero la gioia di Ellroy e di Hush-Hush, la migliore applicazione del tabloid come strumento di Potere prima di Chi.

Più che venticelli calunniosi folate di Bora, più che gocce che scavano la roccia, alluvioni cicliche, reflui che esondano di quando in quando una scheggia impazzita dello showbiz dà fiato alle trombe, magari via Twitter. L’ultimo per Maria De Filippi è stato il ballerino Valerio Pino. Basta aprire una tab di Google e inserire un “Maria De Filippi lesbica” per scoprire che il primo risultato sul podio di Google se lo è aggiudicato lui, con tanto di interviste video dalla spiaggia in cui afferma la sua verità sul presunto orientamento sessuale della Nostra Signora della Tv. Però basta girare per Pavia, dove Maria De Filippi è cresciuta e oggi è più o meno come Garibaldi o Napoleone — mancano le targhe sulle facciate dei palazzi dove ha dormito: ci sarà tempo e modo — per scoprire altro.

Ci sono vari livelli di racconto tra chi vive a Pavia e ricorda Maria negli anni dell’adolescenza. Una volta entrati nel giro giusto — Maria è del 1961, gli amici della sua adolescenza sono quindi cinquantenni — la narrazione che ne emerge è composita, eterogenea. Chi ricorda bene, chi ricorda qualcosa, chi è rimasto a vivere negli anni ottanta senza danni apparenti malgrado il ventunesimo secolo inoltrato. C’è l’artista, c’è il dentista, c’è chi ha il bar, c’è lo stilista, c’è il fotografo, il fioraio, chi ha girato il mondo ed è tornato, non c’è più chi è andato via e là è rimasto. Maria De Filippi ha vissuto a Pavia dal 1971 a buona parte della seconda metà degli anni ottanta, quando — i maligni dicono da hostess, altri da relatrice — incontrò Maurizio Costanzo a un convegno, di lì in poi è storia. Maria nasce da una famiglia benestante: padre imprenditore, madre insegnante di greco e latino. E in quel di Pavia i rimasti hanno bene in mente la casa dove viveva, o quelle dove ha dormito anche solo una notte. Tanti ricordano un bacio in via Pusterla con indosso un trench, e una delle dimore del ricordo, di quelle da targa marmorea sulla facciata, quella che per tutti “È la casa dove viveva Maria” si trova proprio davanti alla chiesa di San Michele. In quella casa fu imprigionato e portato al patibolo Severino Boezio, filosofo vissuto all’incirca 1500 anni fa, basti questo per una rapida valutazione dell’immobile.

Boezio è ricordato da una voce di Wikipedia per questa frase: “Nulla è più fugace della forma esteriore, che appassisce e muta come i fiori di campo all’apparire dell’autunno”. Bello no? Sfortunatamente però Maria non ha vissuto là. Semplicemente non è vero.

“Della Pavia negli anni ottanta ho un bellissimo ricordo. Il sabato sera andavamo sempre al Docking…”. L’artista che mi accoglie nel suo studio è una di quelle quarantenni difficili da scordare. “C’era una grande sala su due livelli, la pista scendeva leggermente, colonne tutte intorno, color canna di fucile, lucide, divani rossi, e moquette dappertutto. Il gestore era lo stesso delle Rotonde di Garlasco” racconta. E da lì passava anche Maria. “Alle due di notte, quando volevano chiudere mettevano su Careless Whisper di George Michael. Ma io Maria non l’avevo mica conosciuta lì, Maria l’avevo conosciuta al My Bar, mi ricordo là fuori, c’erano i Ciao, la Vespa, lo Zundapp… ma il My Bar era il centro di diverse compagnie” e da quelle parti girava anche Max Pezzali “Max ha descritto perfettamente quello che era stare qui, vivere qui, avere vent’anni qui. Di quelli di allora fai che metà sono rimasti e metà sono andati via…”.

L’artista, da ragazza era probabilmente “la figlia dell’ottico”. Oggi dietro al bancone dell’ottico è passato da esserci suo padre, a esserci sua sorella. Che oggi ricorda bene “Maria aveva una Vespa 50 marrone. Sembrava americana, piena di lentiggini, aveva i capelli lisci, lunghi, sembrava un po’ Romina Power, e non era bionda, ma castana. Sempre in jeans e maglietta, suonava anche la chitarra, per qualche tempo abbiamo frequentato la stessa compagnia“. Lesbica? Ma figuriamoci. Gossip di bassa lega: “Ma se stava col figlio del medico, che oggi è a sua volta un medico!”.

E ha un nome e cognome: OMISSIS, dirigente OMISSIS a OMISSIS, specializzato in OMISSIS, online non è complicato recuperare persino il suo numero di telefono. A girare per la città girano anche le voci, e come sempre quando gli anni camminano c’è chi rimpiange il passato, quando “C’era più buon gusto, oggi è una città di mutande, gelati, telefonia, fast food” e per quel che riguarda Maria, be’, basta passare un pomeriggio nel bar giusto e lasciar passare i pavesi. Loro ricordano tutto.

Già la proprietaria del bar è una miniera di aneddoti, classe 1967 snocciola uno dopo l’altro i nomi dei locali dove chi aveva vent’anni con Reagan alla Casa Bianca passava le serate a Pavia. C’erano: il Docking in via Rezia, Il Celebrità, c’era tutta la compagnia del Rabbit, c’era il My Bar in viale della Libertà, “Lì era pieno, tantissimi fighetti e paninari”.

Il Rabbit si chiamava così per la VW Golf, auto icona del decennio, Rabbit sul mercato US. E Maria? C’era eccome. Se la ricordano che “Ballava un po’ legnosa, non è mai stata sorridente. Anche oggi lo è solo per esigenza di copione”. In giro ancora oggi “La chiamiamo tutti Tata”, qualcuno ci prendeva “il treno degli architetti” che pendolavano tra Pavia e Milano, qualcuno ricorda di quando si mise a ballare in tv e il mattino dopo incontrò la madre di Maria dal panettiere, anch’ella poco convinta delle doti danzerine della figlia.

La ricordano tanti, tutti: c’è il dentista che andava a lezione dalla madre di Maria, austera professoressa di latino e greco, una che diceva della figlia “Non è totalmente deficiente, ma nemmeno troppo intelligente”, descrizione questa che ben si attaglia anche al 99% della popolazione italiana.

Il dentista — un dentista rockabilly, parola. — racconta che da bambino andava a ripetizioni dalla madre, dai De Filippi che dunque vivevano sopra di lui — non a casa Boezio, quindi — ma lei voleva giocare. Si metteva dietro la porta a vetro a tormentarlo, vestita da indianina e picchiettava contro le porte. “Molto determinata, molto caparbia”. L’immagine che tanti pavesi coetanei hanno della giovane Maria è di una ragazza “Molto sola, prima, durante e dopo: probabilmente anche oggi”.

E se da bambina Maria disturbava futuri dentisti con la passione per gli anni cinquanta negli States, non è che il mondo fuori la attendesse a braccia aperte. “Era un po’ snobbata, un po’ fuori dal giro”.

Ma non lo eravamo poi tutti?

Di Maria qualcuno sostiene che abbia studiato anche a Padova. C’è chi ricorda racconti, scenate per qualche amore finito chissà come sotto i chiostri dell’università, ma niente Saffo di mezzo. Ad ascoltare Pavia quindi, Maria De Filippi è lesbica almeno quanto è morto Paul McCartney.

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Lavoratore intellettuale salariato.

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