Meglio il Gasi di The Grand Tour

Un’officina di Concorezzo ha un canale YouTube che sbaraglia Clarkson, May ed Hammond. Vediamo perché

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Il GASI al lavoro in officina: infinitamente meglio di The Grand Tour.

Non è vero che (come accade nella pornografia, per esempio) è sempre meglio l’amatoriale del professionale: c’è amatoriale e amatoriale e c’è professionale e professionale.

A fare la differenza per me sono sempre questi tre elementi

Quando questi tre elementi si manifestano insieme, allineati, si compie il miracolo: e il pubblico sceglie produzioni autentiche e povere ad altre più costruite e spendaccione.

A questo pensavo durante l’ultimo speciale natalizio di The Grand Tour, prodotto e distribuito da Amazon su PrimeVideo. The Grand Tour è un programma di cazzeggio automobilistico ad alto budget passato nel 2016 dalla BBC (dove si chiamava Top Gear) alla piattaforma streaming di Jeff Bezos. Amazon ci ha investito 190 milioni di euro per le prime 36 puntate (secondo altre fonti, 250 milioni di dollari).

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Da The Grand Tour — The Massive Hunt: sfida di accelerazione su una strada in costruzione all’Isola di Réunion.

Automobili meravigliose, host strapagati, trasferte inimmaginabili: un episodio di Top Gear alla BBC costava circa 1.5 milioni di dollari, un episodio di The Grand Tour, secondo Business Insider, ne costa poco meno di 7. La produzione di The Grand Tour è sontuosa, cinematografica, opulenta, e lo è da sempre: ma lo è soprattutto negli speciali natalizi come appunto l’ultimo The Massive Hunt girato tra l’Isola di Réunion e il Madagascar. Però.

Però sarà l’anno del Covid, sarà che il tempo passa ed è difficile continuare a essere sempre divertenti e intendersi come dieci, quindici anni fa, ho trovato The Massive Hunt un po’ fiacco: produttivamente stellare, ma fiacco.

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Clarkson si fa i peli del naso (yawn).

Fiacco nelle dinamiche tra i protagonisti, nella scrittura, in quasi tutto. Non è da oggi che Clarkson, Hammond e May sembrano avere tirato i remi in barca, ma in quest’ultimo speciale la cosa è impossibile da non notare. Fortuna che qualche giorno prima avevo scoperto il canale YouTube GASI Garage.

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Dai titoli di testa di un video di GASI Garage.

GASI sta per Gabriele Sirtori, ha 37 anni, siamo quindi pressoché coetanei, e di conseguenza mi rivedo molto più in lui che in un uomo inglese di mezz’età. Sirtori è un meccanico con un’officina dove lavorano lui e la sua famiglia a Concorezzo, provincia di Monza — Brianza.

L’officina lavora soprattutto su auto storiche e youngtimer e da qualche mese ha un canale YouTube: i video che pubblica sono la cosa migliore che abbia visto su uno schermo negli ultimi mesi. Nella sigla di ogni puntata scopriamo i protagonisti oltre al Gasi: Roby, Enzino e Adi, che ancora non si sono visti molto, ma non vedo l’ora di conoscerli meglio. Anche a loro mi sono già affezionato: perché ho fatto un binge watching sfrenato dei video del Gasi.

Nei video di GASI Garage c’è esattamente quell’autenticità cui accennavo all’inizio e che The Grand Tour non solo ha perduto, ma non riesce neanche a ricostruire posticcia, pur avendo a disposizione un budget milionario e probabilmente i migliori autori del mondo per farlo. Gabriele Sirtori senza le lentezze di una megaproduzione di Amazon ci racconta così di auto storiche e più recenti che passano dalla sua officina per guasti di ogni genere e restauri più o meno impegnativi.

Ci racconta i problemi che hanno (qualche volta anche col proprietario della vettura) i lavori che ci sono da fare, i pregi e i difetti.

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Meglio di Saul Bass.

Le puntate di solito durano una mezz’oretta, e sono piuttosto tecniche, da appassionati veri, senza spazio a semplificazioni; ma allo stesso tempo sono chiarissime, cristalline anche per i non esperti. Le puntate inoltre sono praticamente senza montaggio, tranne quando Gabriele Sirtori prova le auto in strada una volta terminati gli interventi di manutenzione.

In qualche riflesso delle auto si vede come sono girati i video: c’è un amico con uno stabilizzatore e uno smartphone, poi si intravede spesso un microfono (infatti l’audio è buono, dettaglio non scontato) e forse qualche volta c’è una luce, magari usata quando la regia indugia sotto il ponte e mostrarci il sottoscocca delle auto. Le prove su strada delle auto sembrano girate con uno smartphone fissato con un attacco a ventosa su un finestrino, forse neanche con una GoPro. Quanto costerà una puntata di GASI Garage di conseguenza? Le ore uomo di chi fa il montaggio (davvero minimale) e il tempo del GASI. Nonostante la relativa povertà di mezzi però il risultato finale è meraviglioso, onesto, sincero. Ti riconcilia con la vita.

A piacermi, a ipnotizzarmi nei video è la sconfinata conoscenza tecnica dell’automobile, di ogni automobile e il modo con cui è esposta: Sirtori ha un bagaglio di sapere che si accumula solo con decenni di pratica e di studio e che espone senza timidezza, ma anche senza arroganza.

È difficilissimo mantenere un equilibrio tra quei due poli ed essere pure simpatici (perché Sirtori è simpatico, è un entusiasta di natura, si vede che è una persona serena, risolta) e senza autori che ti scrivano cosa dire.

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Il Gasi insieme a Owen Wilson (Owen Wilson potrebbe essere Franco Bobbiese)

Per ora il canale è ancora un mezzo segreto da appassionati, da cultori della materia (circa 28.000 iscritti: mica pochi, anche perché il coinvolgimento del pubblico è altissimo) ma non ho dubbi che quei numeri saliranno e di molto. Bravo GASI. Molto meglio di The Grand Tour.

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Lavoratore intellettuale salariato.

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