Premessa: leggo forse un po’ più della media e prendo molti appunti. Non intervengo mai sull’attualità anche perché non ha senso farlo. Siamo già in troppi e soprattutto Facebook o altri non mi pagano per farlo.
Quando mi sembra gli appunti non invecchino, li tiro fuori.

LSD — 8 maggio 2018
Interessante il libro di Agnese Codignola sull’LSD. C’è poco in italiano sul tema e di quella qualità. Alla fine la differenza è sempre e solo tra chi “ha varcato la soglia” e chi no, anche se l’ha varcata quindici, venti, trenta, o cinquanta anni fa. La differenza è solo in quella soglia.

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Solo testo = noia, vedute di Piranesi = divertimento.

Marchionne — 23 e 24 luglio 2018
Il 3% di chi lo vedo celebrare oggi come grande manager ha le competenze per affermarlo. La solita onda emotiva, nessuno sa un cazzo, tutti a parlare. A me stava simpatico: mai parlato con lui, visto dal vivo a qualche Salone dell’auto — Ginevra? Parigi? Francoforte? — anche da vicino: malgrado la simpatia non ho provato curiosità umana, ne provavo e ne provo più per Lapo, che ha tutta un’altra intensità. La cosa di cui prendere nota riguardo a questi giorni è l’epica del lavoro folle che in molti tramandano di lui, la sveglia alle 3.30, le mail il 15 agosto e i 5 minuti per rispondere dei sottoposti. “Manager navigati che piangono uscendo dal suo ufficio”. Se questa epica del lavoro vi pare sensata, invidiabile, vi pare come una cosa buona, necessaria, utile, da imitare, siete pazzi: siete completamente pazzi.

Il giornale di Mentana — 8 e 9 luglio 2018
Il giornale di Mentana — o meglio, la condivisione di Enrico Mentana dell’idea di fare un giornale di Mentana, e di annunciarlo su Facebook — è una buona cosa. Auguri, davvero. Ma quell’annuncio ha anche fatto da cartina tornasole: mostrando una generazione che a 30, 35 anni si sente ancora “giovane”: già questa, una follia. Non si è giovani a 30 o 35 anni, figuriamoci a 40 oppure oltre. Soprattutto quel post però (e quella conversazione su Facebook) ha svelato involontariamente in centinaia di commenti pubblici quanto quella generazione disagiata, visibilissima sui social media e con una vita di apparenti successi e gioie, non viva bene la propria condizione. Cerca la salvezza? Cerca un leader carismatico da seguire? È sempre l’uomo forte che cerchiamo, che sia Salvini, Mentana, cambia poco. Siamo sempre lì: il culto degli idoli fa parte dell’umano: “Maledetto l’uomo che fa un’immagine scolpita (…) cosa abominevole per l’Eterno…” (Dt 27:15).

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Solo testo = noia, vedute di Piranesi = BIG FUN.

Prima pensare — 23 giugno 2018
I social media ci hanno hanno dato la possibilità di esprimerci con immediatezza e maggiore efficacia, ed è una meravigliosa tentazione troppo forte per resistervi. Siamo stati zitti in passato? Da millenni, sì. È un’ubriacatura da cui magari ci sveglieremo tacendo. Ma il problema è sempre quello: non si pensa abbastanza. Ma perché pensare prima di parlare non serve più a niente? C’è da pensarci e poi tacere.

I nuovi tabù — 27 giugno 2018
Ci sono certe aree del discorso che sono state tabuizzate nel nuovo, giusto femminismo emerso pubblicamente nel dopo Weinstein. Va anche tenuto conto di questo però: che quella reazione fortissima, identitaria, spigolosa, è la reazione a qualcosa che è ritenuto granitico. Forse è solo una reazione. O forse l’(auto)censura è solo nell’occhio di chi legge o di chi guarda.

L’apice — 5 luglio 2018
Sono proprio i periodi come questo quelli in cui mi viene più da stare zitto e ascoltare e basta, più ancora del solito. Prima di tutto perché il luogo dove potrei esprimere più agevolmente la mia opinione è Facebook, e da Menlo Park non mi retribuiscono per farlo. Secondo, perché non ho questa considerazione grandiosa, napoleonica della mia opinione, che invece vedo in molti conoscenti pieni di certezze; non li giudico, prendo atto, ne invidio forse l’assertività o neanche quella. Come mai? Perché questo urlo continuo è diventato il tono di voce normale: ed è sbagliato. C’è poi questa mancanza totale di senso del ridicolo, soprattutto tra chi in teoria dovrebbe essermi più affine: vedi la copertina arcobaleno di Rolling Stone, operazione grottesca, imbarazzante, controproducente in ogni suo risvolto. L’apice del ridicolo.

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Va che bravo Piranesi

Quale fascismo? — 19 giugno 2018
Che cosa non mi torna di questo periodo? L’allarme al fascismo? Quello. Ma quel fascismo che pensate voi è passato, passatissimo cari miei, siete matti ad applicare categorie di settant’anni fa oggi. Sarà rassicurante, servirà a contarsi, ma è sbagliato. Eppure quel che dicono quelli là, è indubbiamente di spirito fascista. Ma mica c’è il fascismo: è un modo per tenervi occupati, per farvi sprecare energie, per farvi condividere messaggi e amplificarli sui social media, per occupare ogni spazio dialettico e bloccare il resto. Fino alla prossima cazzata, dal censimento rom arriveremo a chissà dove, solo per distrazione. Non mi piace quel che dicono “quelli là”, ma mi pare folle pensare di dirlo su un social network a chi già la pensa come me e in modalità obsolete più di mezzo secolo fa. Mi dà fastidio quando tutta la mia bolla sui social media converge da una parte bovinamente, credendo che comportandosi da anni ’30 o da anni ’70, ma su un social network, possa cambiare qualcosa. È assurdo, ma anche comprensibile dal loro punto di vista. A me però pare solo una predica ai convertiti in cambio di qualche decina di ❤ o di like.

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Lavoratore intellettuale salariato.

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