Un’officina di Concorezzo ha un canale YouTube che sbaraglia Clarkson, May ed Hammond. Vediamo perché

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Il GASI al lavoro in officina: infinitamente meglio di The Grand Tour.

Non è vero che (come accade nella pornografia, per esempio) è sempre meglio l’amatoriale del professionale: c’è amatoriale e amatoriale e c’è professionale e professionale.

A fare la differenza per me sono sempre questi tre elementi

  • l’autenticità percepita dal pubblico
  • l’intenzione di partenza di chi crea i contenuti
  • la credibilità dei protagonisti

A questo pensavo durante l’ultimo speciale natalizio di The Grand Tour, prodotto e distribuito da Amazon su PrimeVideo. The Grand Tour è un programma di cazzeggio automobilistico ad alto budget passato nel 2016 dalla BBC (dove si chiamava Top Gear) alla piattaforma streaming di Jeff Bezos. …


Infatti ci facciamo svuotare le tasche da Amazon come una volta dall’Autogrill: Gianluca Diegoli in “Svuota il carrello” spiega come il marketing non smette — e non smetterà mai — di sedurci.

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Premessa: come il pilota di Volpi Forza Cinque in Pulp Fiction, certi articoli finiscono pubblicati, certi altri diventano niente. Lui era uno di quelli che è diventato niente: quindi lo metto qui su Medium.

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Oggi uguale, ma sia all’Autogrill che su Amazon.

In Bianco, rosso e Verdone — film del 1981 — uno dei tre protagonisti interpretati da Carlo Verdone si chiama Pasquale Amitrano: è l’emigrato in Germania che torna in AlfaSud a votare in Italia. Prima di arrivare al seggio però si ferma in un Autogrill per un panino e finisce sedotto dalle merci esposte, che compra in trance acquisitiva spendendo un capitale — per poi riporle in auto e farsele rubare. …


Più di un mese di isolamento, i posti di blocco per strada, il pensiero al “dopo”.

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Casa, ore 6 del mattino.

Siamo fortunati noi tre, io, Giorgia, Giulio, neanche cinque mesi. Molto fortunati, per tanti motivi. Di seguito i motivi: casa nostra è grande, i parenti sono sani e stanno in casa, gli amici più stretti anche.

Già se allargo il campo ai genitori degli amici o ad amici di cerchie leggermente più esterne le cose vanno meno bene. Parenti contagiati e impossibili da visitare, notti in ospedale che “è meglio che non sappiate”, qualche morto.

La presenza di Giulio è inestimabile, fa meglio a noi che a lui: certo, il mondo là fuori è nell’apocalisse.

Il Tg3 che prima lasciavamo acceso a volume basso verso le 19 è diventato l’appuntamento che giorno dopo giorno mi ricorda che l’apocalisse per ora è ancora fuori dalla porta di casa mia, ma mi sto abituando pure a quello, da un mese ormai. Stessa cosa la radio — Radio 24 — bene o male sempre accesa, e grazie a chi la fa e la tiene accesa in condizioni difficili, ma adesso qualche volta spenta, per ascoltare un po’ di musica. …


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Da Salvini al Conte Bis tutto è cambiato, ma niente è cambiato.

Il 19 luglio è uscito Cortocircuito: un libro su come e quanto si è incasinata la comunicazione — soprattutto politica — sui social media, l’avevo scritto allo zenit salviniano, evidenziando alcuni problemi, probabilmente irrisolvibili.

  • I danni dell’ironia senza fine e dello scherzo che non finisce mai.
  • Le tifoserie su tutto e l’incapacità di articolare un ragionamento.
  • Le bolle consolatorie.
  • La sfocatura tra vero e falso.
  • I media tradizionali che nella maggior parte dei casi fanno da eco a tutto questo rumore.


Settimana scorsa al Festival delle Serie TV ho raccontato con Marta Cagnola la storia dei Telegatti e di un quindicennio di zenit spettacolare irradiato da Cologno Monzese. Ingredienti di questo successo?

Soprattutto uno, oggi piuttosto raro: i soldi.

Prima di andare là a dire cose però, mi sono fermato in un bar tabacchi di viale Toscana e ho scritto questa cosa qui, così ve la leggete e capite che non vale la pena vivere dopo il 1994.

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Ecco, appunto.


Premessa: leggo forse un po’ più della media e prendo molti appunti. Non intervengo mai sull’attualità anche perché non ha senso farlo. Siamo già in troppi e soprattutto Facebook o altri non mi pagano per farlo.
Quando mi sembra gli appunti non invecchino, li tiro fuori.

LSD — 8 maggio 2018
Interessante il libro di Agnese Codignola sull’LSD. C’è poco in italiano sul tema e di quella qualità. Alla fine la differenza è sempre e solo tra chi “ha varcato la soglia” e chi no, anche se l’ha varcata quindici, venti, trenta, o cinquanta anni fa. …


Per tutti gli anni ’80 mio padre — classe 1950, per cui circa coetaneo di me oggi — alternava un buon lavoro in banca alla più rispettabile attività di sceneggiatore di pornografia. Soggetti, sceneggiature, racconti brevi, che andavano su riviste dell’editrice Lo Squalo o Paninaro Edifumetto, con le storie più caste sul Monello, o su Paninaro — “Tre scopate a sceneggiatura” gli suggeriva Barbieri, l’editore, fratello del Barbieri fotografo.

Mia madre invece lavorava al personale in Pirelli, negli anni in cui il calendario non era ancora quello che sarebbe diventato negli anni ’90 ma comunque girava per casa eccome. Non proprio 12 mesi di monache di clausura: ricordo che da bambino impazzivo per una strenna Pirelli nella libreria nera in salone, con in copertina una ragazza stupenda, nuda, che saltava fuori dall’acqua penso delle Seychelles. …


Due o tre cose sulla Bicocca, su Vittorio Gregotti e sul quartiere dove vivo.

[Questo testo era apparso nel 2013 su Osso, la rivista su Milano di Tommaso Labranca, oggi introvabile. Visti i 90 anni di Vittorio Gregotti, la mostra al PAC, e soprattutto visto che mi andava, lo ripubblico qui]

C’è un servizio risalente al 2006 de Le Iene, dove Vittorio Gregotti — architetto, classe 1927 — è oggetto di una visita da parte di Enrico Lucci. Lucci arriva nello studio milanese della Gregotti Associati, un gradevole edificio art nouveau di via Matteo Bandello 20, due passi da San Vittore.

Poche inquadrature e Lucci si accomoda in una sala riunioni dove rinfaccia a Gregotti il progetto del quartiere ZEN di Palermo, edificato dal 1969 in poi. A una domanda particolarmente sciocca di Lucci, Gregotti, uno che era in confidenza con Luciano Berio quando Lucci doveva ancora nascere, uno che era nel Gruppo 63 quando Lucci doveva essere ancora concepito, risponde: “Se andrei a vivere allo ZEN di Palermo? …


L’amore al tempo di WhatsApp, le storie dell’Italia perduta, la precarietà, Milano che cambia e il quartiere Isola: il superdiario di una generazione

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LIBRI FIGHI scritto così, in capslock, è una rubrica che pubblichiamo su Dailybest ogni giovedì. Il format è questo: 2500 battute e una gif. Dato che mi piace tanto ho pensato: una volta al mese, prendo uno dei quattro LIBRI FIGHI e lo pubblico anche qui su Medium.

Diffondo anche qui: se hai un LIBRO FIGO che ti piace tanto, che è importante, che pensi dovremmo leggere tutti e vuoi spiegarci perché? Che bello: sono 2500 caratteri spazi inclusi.

Scrivici a info@dailybest.it, oppure sulla nostra pagina Facebook.

Sul sito della casa editrice Einaudi a proposito di Teneri Violenti di Ivan Carozzi c’è scritto: “Un diario intimo e collettivo, originalissimo, che compone la partitura di un Paese innocente nella sua ferocia”. …


La costrizione al ricordo, Facebook Franca Leosini, e altre cose che ho imparato negli ultimi tempi

Lo scorso agosto, il 17 agosto per la precisione, è terminata una relazione che portavo avanti da quattro anni. Anni di convivenza in gran parte felici, ma con un finale atroce. “È terminata” però non è il modo migliore per descrivere quel che è accaduto, anzi, è un po’ ipocrita: ho deciso io di concludere quella relazione perché a mio giudizio era esaurita e mi ero completamente esaurito io.

Una depressione reattiva diagnosticata da una psichiatra gentile in un piccolo studio di Niguarda — alla periferia di Milano — aveva fatto il resto e mi aveva convinto che era finita, non c’erano altre soluzioni. …

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GabrieleFerraresi

Lavoratore intellettuale salariato.

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